Repetita juvant: scoperto il perché neurologico

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    L’apprendimento migliora se l’esperienza che fornisce nuove nozioni viene distribuita nel tempo anziché essere concentrata in un’unica soluzione: vale nello studio, ma anche nell’ambito della pubblicità e di tanti altri aspetti della vita quotidiana. E’ la sintesi di una ricerca appena pubblicata su “Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America” (PNAS), rivista ufficiale della United States National Academy of Sciences fondata nel 1915 con elevato “impact factor” (11,2 nel 2020).

    Un team di cinque neurobiologi dell’Università La Sapienza di Roma ha dimostrato per la prima volta che la maggiore efficienza di un apprendimento ripartito nel tempo dipende dal fatto che il cervello utilizza circuiti cerebrali diversi a seconda della modalità di apprendimento, indipendentemente da ciò che deve essere appreso. I ricercatori hanno anche dimostrato che la stimolazione artificiale dei circuiti responsabili dell’apprendimento distribuito nel tempo si traduce in un miglioramento della memoria.

    Lo studio, pubblicato sulla rivista PNAS, ha messo in evidenza, che il corpo striato, una struttura del cervello che si pensava coinvolta principalmente in funzioni motorie e quindi nella malattia di Parkinson, ha un ruolo anche in funzioni cognitive complesse. “Inoltre – spiega Andrea Mele, coordinatore dello studio – abbiamo visto che la sua stimolazione esogena durante l’apprendimento, migliora la durata della memoria nei topi”.

    Lo studio è interessante sia perché include tra le aree del cervello responsabili del ricordo regioni cui prima erano attribuite altre funzioni, sia perché suggerisce la possibilità di migliorare la memoria attraverso una stimolazione artificiale del cervello, aprendo nuove prospettive nel trattamento di patologie neurodegenerative come l’Alzheimer. In termini divulgativi, ora sappiamo anche dal punto di vista strettamente neurologico perché vale l’antico motto Repetita juvant.

    Fonte

    Informazioni:

    • Andrea Mele
    • Dipartimento di Biologia e biotecnologie Charles Darwin, Sapienza Università di Roma
    • andrea.mele@uniroma1.it

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