Due o tre tazze di caffè o tè al giorno contro il rischio di demenza, lo studio di Harvard

Bere da due a tre tazze di caffè al giorno potrebbe associarsi a un rischio più basso di sviluppare demenza, ma questo vale solo per le bevande contenenti caffeina.

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    Bere da due a tre tazze di caffè al giorno potrebbe associarsi a un rischio più basso di sviluppare demenza, ma questo vale solo per le bevande contenenti caffeina. Una nuova grande ricerca di coorte, che ha seguito circa 132.000 adulti per oltre quattro decenni, suggerisce infatti che il consumo regolare e moderato di caffè o tè caffeinato si collega a una riduzione del rischio di demenza, a un declino cognitivo più lento e a prestazioni leggermente migliori ai test neuropsicologici.

    Lo studio, condotto da un gruppo di ricercatori di istituzioni come Mass General Brigham e Harvard T.H. Chan School of Public Health, ha analizzato i dati di 131.821 partecipanti provenienti da due storiche coorti statunitensi: il Nurses’ Health Study e l’Health Professionals Follow-Up Study. I partecipanti sono stati seguiti fino a 43 anni con ripetute valutazioni di dieta, stile di vita, salute e, in sottogruppi, con test cognitivi e misure di declino soggettivo delle funzioni mentali.

    I risultati principali dello studio

    L’analisi ha mostrato che chi consumava abitualmente da 2 a 3 tazze al giorno di caffè caffeinato presentava un rischio di demenza inferiore di circa il 15–20% rispetto a chi assumeva poca o nessuna caffeina. Una riduzione, leggermente più modesta ma comparabile, è stata osservata anche per chi beveva regolarmente da 1 a 2 tazze di tè al giorno, purché caffeinato. Al contrario, il consumo di caffè decaffeinato non è risultato associato né a una minore incidenza di demenza né a un declino cognitivo più lento, suggerendo che la caffeina o altre componenti specifiche delle bevande caffeinate possano avere un ruolo chiave.

    Dal punto di vista epidemiologico, la relazione appare non lineare: il beneficio massimo è stato osservato intorno alle 2–3 tazze di caffè al giorno, con un plateau oltre questa soglia, ossia senza ulteriori vantaggi significativi con quantità maggiori. Analisi analoghe su altre coorti e meta-analisi hanno già mostrato pattern a “U” o a “J” tra consumo di caffè e rischio di demenza, con un intervallo ottimale tra 1 e 3 tazze quotidiane. La consistenza di questi risultati in studi diversi rafforza l’ipotesi di una possibile associazione protettiva, pur senza dimostrare un rapporto di causa-effetto.

    Oltre alla diagnosi di demenza, i ricercatori hanno valutato il declino cognitivo soggettivo (la percezione individuale di peggioramento di memoria e funzioni esecutive) e, in un sottogruppo di circa 17.000 donne ultra-settantenni, le prestazioni ai test cognitivi ripetuti nel tempo. Nei consumatori abituali di caffeina, sia tramite caffè sia tramite tè, il declino cognitivo soggettivo era meno frequente, e il rallentamento del declino oggettivo corrispondeva, in media, a circa sette mesi di “ritardo” nella perdita di funzioni cognitive rispetto ai non consumatori.

    Possibili meccanismi neurobiologici

    Come potrebbe la caffeina influenzare il rischio di demenza? L’ipotesi attuale è multifattoriale. La caffeina è un antagonista dei recettori dell’adenosina, in particolare dei recettori A2A, che modulano numerose funzioni cerebrali, tra cui vigilanza, plasticità sinaptica, apprendimento e memoria. Studi sperimentali in vitro e in modelli animali hanno mostrato che il blocco dei recettori A2A può ridurre la neuroinfiammazione, limitare la tossicità indotta da beta-amiloide e favorire la sopravvivenza neuronale, suggerendo un possibile effetto neuroprotettivo della caffeina nel contesto delle malattie neurodegenerative.

    Inoltre, il consumo regolare di caffè e tè è stato associato a un miglioramento della funzione vascolare cerebrale, a una riduzione di alcuni marker infiammatori sistemici e a una migliore sensibilità insulinica, tutti fattori che si collegano al rischio di demenza, in particolare di tipo vascolare e mista. Alcuni studi sulle popolazioni ipertese hanno evidenziato una relazione a U tra introito di caffeina e rischio di demenza totale e vascolare, con un intervallo intermedio di consumo associato ai livelli di rischio più bassi. In questo quadro, caffè e tè caffeinati potrebbero agire come modesti modulatori di un profilo di rischio più ampio, piuttosto che come “interventi” isolati.

    È importante sottolineare che nelle bevande a base di caffè e tè non è presente solo caffeina: polifenoli, composti fenolici e altre molecole bioattive possono contribuire agli effetti osservati su infiammazione, stress ossidativo e funzione endoteliale. Tuttavia, il fatto che il decaffeinato non mostri la stessa associazione protettiva negli studi di coorte più recenti fa pensare che la componente caffeinica giochi un ruolo centrale, pur all’interno di un “cocktail” più complesso di sostanze.

    Limiti e implicazioni per la prevenzione

    Dal punto di vista metodologico, lo studio rimane osservazionale: mostra associazioni, ma non permette di concludere che il caffè o il tè caffeinato prevengano in maniera causale la demenza. Gli autori hanno corretto per numerosi fattori di rischio e di confondimento (età, sesso, fumo, attività fisica, dieta, comorbilità), ma è sempre possibile che variabili non misurate o difficili da controllare spieghino in parte il legame osservato.

    Per esempio, chi è in condizioni di salute peggiori potrebbe ridurre o sospendere spontaneamente la caffeina, scegliendo il decaffeinato, e questo potrebbe far apparire il decaffeinato come “meno protettivo”, anche senza un reale effetto biologico diretto. Inoltre, il consumo di caffè e tè è spesso inserito in specifici stili di vita (ritmi di lavoro, abitudini sociali, pattern di sonno) che a loro volta influenzano la salute cerebrale e il rischio di decadimento cognitivo.

    Per queste ragioni, le principali organizzazioni impegnate nello studio della demenza invitano alla prudenza: il caffè non deve essere considerato una “terapia” preventiva, ma al più un tassello di uno stile di vita che, nel complesso, favorisca la salute del cervello. I pilastri consolidati della prevenzione restano il controllo della pressione arteriosa e dei fattori vascolari, l’attività fisica regolare, la qualità del sonno, la stimolazione cognitiva continuativa, una dieta equilibrata e la riduzione di alcol e fumo.

    Cosa può significare per chi si occupa di cervello e apprendimento

    Per chi lavora nei contesti educativi e formativi e per chi si occupa di neuroscienze applicate all’apprendimento, questi risultati hanno due implicazioni principali. Da un lato, rafforzano l’idea che la salute cognitiva lungo tutto l’arco di vita sia sensibile a micro-scelte quotidiane, anche apparentemente banali, come il numero di tazze di caffè bevute ogni giorno. Dall’altro, ricordano che non esiste un singolo “intervento magico”: la protezione del cervello che invecchia è il risultato di un mosaico di fattori, tra cui lo stile di vita, l’allenamento delle funzioni esecutive, la gestione delle emozioni e la qualità delle esperienze di apprendimento.

    In pratica, le evidenze attuali suggeriscono che, per chi tollera bene la caffeina e non presenta controindicazioni specifiche (per esempio aritmie, ipertensione non controllata, gravidanza o disturbi del sonno importanti), un consumo moderato di 2–3 tazze di caffè o 1–2 tazze di tè al giorno può essere considerato compatibile con uno stile di vita favorevole alla salute cerebrale. Non si tratta però di una raccomandazione universale ad iniziare a bere caffè, quanto piuttosto di un messaggio rassicurante per chi già lo consuma: all’interno di abitudini sane, il caffè caffeinato non solo non sembra nuocere al cervello, ma potrebbe offrire un piccolo margine di protezione.

    Fonti

    • New York Times, “2 to 3 Cups of Coffee a Day May Reduce Dementia Risk. But Not if It’s Decaf”, 9 febbraio 2026.
    • NBC News, “A cup (or 2 or 3) of coffee or tea a day helps keep dementia away”, 9 febbraio 2026.
    • Harvard Gazette, “Drinking 2–3 cups of coffee a day tied to lower dementia risk”, 8 febbraio 2026.
    • Pharmacy Times, “Research Suggests Caffeinated Coffee or Tea Could Reduce Dementia Risk”, 10 febbraio 2026.
    • Science News, “Daily cups of caffeinated coffee or mugs of tea may lower dementia risk”, 8 febbraio 2026.
    • Boston Globe, “2 to 3 cups of coffee a day may reduce dementia risk. But not if it’s decaf.”, 10 febbraio 2026.
    • Nature Scientific Reports, “Association between coffee and tea consumption and the risk of dementia in individuals with hypertension: a prospective cohort study”, 9 settembre 2024.
    • NIH‑NCBI, “Caffeine for Prevention of Alzheimer’s Disease”, 7 giugno 2023.
    • NIH‑NCBI, “The neuroprotective effects of caffeine in neurodegenerative diseases”, 19 marzo 2017.
    • Royal Society of Chemistry, “Tea, coffee, and caffeine intake and risk of dementia and cerebrovascular diseases: a prospective cohort study with mediation analyses”, 11 agosto 2024.
    • EurekAlert! (American Heart Association), “Consuming 2–3 cups of coffee daily associated with lower risk of dementia and cognitive decline”, 8 febbraio 2026.

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