Sessanta esperimenti da fare in casa

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    Silvano Fuso rilancia il motto dell’Accademia del Cimento “Provando e riprovando” per suscitare la curiosità e trasmettere il metodo scientifico.

    Qualche anno fa ho provato a fare un po’ di educazione scientifica con bambini di 5 anni che frequentavano l’Asilo Verna di Torino. Li facevo sedere in cerchio, mettevo al centro “qualcosa” che si prestasse a suscitare curiosità e a fare qualche semplice esperimento – una lente, uno specchietto, una calamita – e partivano domande a raffica. A loro volta, gli esperimenti fatti con i bambini rientravano in una piccola ricerca sperimentale: con discrezione, registrava i risultati Sandra Damnotti, presidente dell’International Center for Studies on educational Methodologies (ICSEM). Chi volesse fare qualcosa del genere in modo più sistematico, ora ha a disposizione una guida sicura: “Provando e riprovando” di Silvano Fuso (Carocci editore, 280 pagine, 22 euro).

    Forze, fluidi, onde…

    Chimico e divulgatore pluripremiato, Fuso nel suo libro descrive una sessantina di esperimenti che si possono eseguire con materiali facilmente reperibili in casa o su Internet. Sono “storie, curiosità ed esperimenti per comprendere il mondo” organizzati per ambiti disciplinari: forze; fluidi, onde e suoni, calore e termodinamica, elettromagnetismo, ottica, chimica. Il risultato è che, valorizzando la manualità, si rinforza e rende piacevole l’apprendimento. Non solo. In filigrana traspare sempre il metodo scientifico, che, fin dal titolo “Provando e riprovando”, è il meta-messaggio davvero importante.

    Duplice significato

    Il motto «Provando e riprovando» fu l’emblema dell’Accademia del Cimento, fondata a Firenze nel 1657 dagli allievi di Galileo Galilei, tra cui Evangelista Torricelli e Vincenzo Viviani, sotto il patronato del principe Leopoldo de’ Medici, appassionato cultore delle scienze. L’autentico significato del motto è spesso frainteso e interpretato come “tentare e ritentare fino a quando non si riesce”. Nel contesto scientifico secentesco e galileiano, invece, il significato è molto più profondo e complesso.

    Interrogare la natura

    «Provando» corrisponde a concepire ed eseguire l’esperimento. È l’atto di interrogare la natura attraverso l’esperienza pratica e sensoriale, accumulando dati e prove empiriche per formulare o testare un’ipotesi. Quanto a «riprovando», non significa semplicemente “riprovare a fare la stessa cosa”, cioè ripetere l’esperimento accumulando una statistica dei risultati (il che si deve comunque fare), ma significa rifiutare, scartare, falsificare ciò che non è corretto. Nel latino scientifico e nell’italiano antico, il verbo riprovare ha la forte accezione di “escludere”, “confutare” o “riprovare il falso” (come quando si “riprova” un comportamento errato).

    Parola di Dante

    Galileo e i suoi discepoli ricavarono il motto dell’Accademia del Cimento direttamente dalla Divina Commedia di Dante Alighieri. Nel Canto III del Paradiso (vv. 2-3), Dante scrive: «Quel sol che pria d’amor mi scaldò ‘l petto, / di bella verità m’avea scoverto, / provando e riprovando, il dolce aspetto». E infatti nel testo dantesco, Beatrice mostra a Dante la verità prima argomentando a favore di una tesi (provando) e poi confutando le obiezioni e le tesi contrarie (riprovando).

    Scartare l’errore

    In quelle parole, gli accademici del Cimento riassumevano il cuore del metodo scientifico sperimentale: 1) si fa un esperimento per trovare la verità (provando); 2) si ripetono i controlli e si cerca attivamente di mettere in crisi l’ipotesi per, eventualmente, 3) scartare l’errore o i preconcetti (riprovando). Dunque non si tratta di un inno alla perseveranza testarda, ma di una esortazione alla costante verifica empirica, dove la verità scientifica si ottiene tanto accumulando prove quanto eliminando il falso.

    La pila a frutta

    Una costante dei 60 esperimenti proposti da Silvano Fuso è la semplicità di esecuzione. Un’altra è la preferenza per quelli sorprendenti perché controintuitivi. Emblematico è il doppio cono che sembra rotolare in salita, come se smentisse la legge di gravità. Ma anche la pila fatta con la frutta, l’acqua che NON spegne il fuoco, la corrente elettrica che fa deviare l’ago di una bussola, l’illusione ottica che dà origine ai miraggi.

    (da “La Stampa” edizione online, 28 giugno 2026) – Piero Bianucci

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