Ulisse, il creativo

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    In meno di una settimana l’ ”Odissea” di Christopher Nolan ha battuto i record di incassi di tutta la storia del cinema. A prescindere da ogni giudizio di merito, il successo di questo film esige di essere interpretato. Una chiave sta senza dubbio nel personaggio di Ulisse. Emblema dell’inquietudine contemporanea, precursore del moderno scienziato, capo spontaneamente carismatico, Ulisse si presta a qualche riflessione anche dal punto di vista delle scienze cognitive, e quindi di ICSEM.

    Rispetto all’Iliade, l’Odissea segna il passaggio dall’astrazione del mito alla concretezza della vita e dei suoi problemi quotidiani. Proprio questo dato suggerisce che i due poemi abbiano avuto un autore diverso (singolo o collettivo – come pensava Gian Battista Vico, è da vedere) e che l’Odissea sia cronologicamente assai posteriore all’Iliade. Il realismo connota già il proemio, che non parla di un eroe ma di un “ἄνϑρωπος”, un uomo, e – particolare inedito – della sua mente.

    La specificità di Ulisse sta nell’essere “πολύτροπον”, polùtropon, parola che nelle nostre scuole, con Ippolito Pindemonte, veniva tradotta “dal multiforme ingegno” (accettabile) o “astuto” (riduttivo). Altre traduzioni sono “uomo sottile”, “dai mille espedienti”, “inventivo”. Con parola moderna, potremmo dire “il creativo”. E infatti il tema della creatività emerge nel poema come un filo conduttore, sotto traccia ma tenace. Peraltro tròpos (dal greco τρόπος, derivato da trépō, «trasferisco») è un processo retorico nel quale un parola-immagine subisce una deviazione, uno spostamento di significato: dunque diventa una “metafora”, cioè dire una cosa per dirne un’altra Qui affiora il tema dell’ambiguità. Ulisse uomo dalle molte metafore, nella sua mente e nel suo comportamento.

    La creatività di Ulisse, nutrendosi di ambiguità, si esprime talvolta come astuzia. È di Ulisse l’idea del cavallo pieno di soldati che porta alla caduta di Troia, è lui che per salvarsi da Polifemo nega sé stesso dicendo di chiamarsi “Nessuno”. Altre volte la creatività confligge con la razionalità: Ulisse fa tappare con la cera le orecchie dei suoi compagni per renderli insensibili al fascino delle sirene, ma lui si fa legare per ascoltarle: è la trasgressione, cioè la divergenza come virtù intellettuale.

    La nostalgia di casa guida il viaggio con il richiamo degli affetti (Penelope, Telemaco, il cane Argo, che ci mette di fronte a una sensibilità etologica ante litteram in un’epoca nella quale gli animali erano solo “cose”) ma nella versione dantesca la curiosità, la voglia di imparare, la creatività, la trasgressione hanno il sopravvento. Il viaggio estremo oltre le Colonne di Ercole corrisponde all’ascolto delle sirene. Polùtropon = dalle molte sfaccettature?

    Dunque è la prima volta che di un eroe si celebra non la forza fisica, la prestanza o il coraggio ma la mente. Andiamo oltre. Accettiamo la sfida e proviamo a comporre il profilo cognitivo di Ulisse: troveremo in lui proprio quelle life skill che l’OMS ha individuato come le abilità – gli attrezzi per il successo – che fanno di un essere umano una persona pienamente realizzata. Ulisse è capace di prendere rapidamente decisioni in situazioni drammatiche (passare tra Scilla e Cariddi o cercare un’altra strada?). Quella che in passato è stata descritta come “astuzia” è in realtà pensiero critico, pensiero ipotetico e capacità di problem solving (in una parola creatività). È la sua autoconsapevolezza che gli permette di non cadere nelle insidie di Circe e di resistere alla seduzione delle sirene. E ancora: è la sua capacità di grande comunicatore che gli permette di guidare i suoi uomini. È l’unico capitano che non reagisce all’ammutinamento del suo equipaggio. Non dice una parola, accetta l’alternativa, con la resa dimostra la propria forza e riconquista la leadership.

    Ma la modernità di questo Ulisse sta tutta nella sua empatia e nella ricchezza delle sue emozioni. Conoscevamo un padre affettuoso e un marito innamorato, un uomo capace di commuoversi di fronte al cane che ha aspettato il suo ritorno per morire, alla vecchia nutrice e al servo fedele che lo riconoscono. Adesso vediamo un uomo tormentato dal rimorso e dal rimpianto: lo stratagemma del suo cavallo ha distrutto una civiltà, i suoi uomini sono morti insepolti. La guerra adesso gli fa orrore. Per questo, nel film, riprende la via del mare con Penelope invertendo la rotta verso occidente.

    Nota: il disegno della nave di Ulisse davanti alle Colonne di Ercole è stato realizzato da ChaGPT

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